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[ALBSA-Info] Albania: un regno per sei mesi -- By the Italian Ambassador to US

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Thu Mar 7 10:29:54 EST 2002


La Stampa, Giovedì 16 Novembre 2000 

Salleo nel regno d’Albania 
Maria Grazia Bruzzone

ROMA E’ un’idea felice, quella dell’editore Enzo Sellerio, di dar vita a una collana («La memoria illustrata») di storia «da vedere». Contiene parole e immagini, racconti e fotografie, documenti storici capaci di rivelare situazioni, atmosfere, dettagli con la concreta immediatezza che oggi riconosciamo alla televisione, ma che un tempo era affidata alle foto d’attualità. 
Il primo volume, intitolato Albania: un regno per sei mesi (autore Ferdinando Salleo), unisce la narrazione di una vicenda poco nota al grande pubblico (eppure esemplare ancora oggi: il regno d’Albania, durato sei mesi, del principe prussiano Wied, nell’anno terribile in cui scoppia la prima guerra mondiale) a un corpus di immagini che hanno a loro volta una curiosa storia. Trovate trent’anni fa dallo stesso editore a un mercatino delle pulci di Palermo, sono fotografie di attualità, pubblicate talvolta anche sui giornali dell’epoca, che il ministro degli Esteri italiano, il Marchese Antonino di San Giuliano, grande fautore di quell’esperimento che avrebbe dovuto dare vita a un nuovo stato albanese «vitale e progressivo», aveva inviato alla nuora, Marchesa di Capizzi, dal marzo al giugno del fatale 1914, anno in cui l’Europa delle Potenze si andava disfacendo. 
«Una storia che è come un film potenziale, con personaggi che vengono fuori a tutto tondo», spiega Salleo, siciliano di Messina, diplomatico di lungo corso e attuale ambasciatore italiano a Washington, alla presentazione avvenuta ieri a Roma. Salleo è un osservatore privilegiato, che riesce a guardare ai lontani «fatti d’Albania», a metà strada fra l’operetta e la tragedia. La sua prospettiva, alla luce delle ultime vicende balcaniche, restituisce a quei fatti tutta la loro drammatica contemporaneità. 
L’impero ottomano si era ormai disfatto. E l’Italia e l’Austria-Ungheria si fronteggiavano con scopi opposti nella regione balcanica, ma volevano essere unite e Durazzo, la capitale del Principe, dallo stesso obiettivo: dar vita a un’Albania non soggetta all’influenza della Potenza rivale. A Roma e a Vienna, però, in contrasto con i disegni della diplomazia dei due Stati, impersonata dallo statista catanese San Giuliano e dal suo omologo austriaco, prevaleva un’atmosfera di diffidenza reciproca e di ostilità. Tale clima di sospetti e di rivalità contribuisce a far precipitare il regno, travolto comunque dalla deflagrazione del conflitto mondiale. Una guerra che nessuno allora riteneva possibile.



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